MARTE GUERRIERO e LO SPECCHIO DI VENERE


















   I due film che mi appresto a comparare sono separati da 33 anni di cinema, un tempo che, per la settima arte, equivale approssimativamente ad un terzo della su vita totale, un tempo quindi estremamente denso e significativo.
Bergman scrisse e realizzò il suo capolavoro in un periodo in cui ancora il cinema si andava emancipando dalle arti che lo costituiscono, nell'anno stesso in cui veniva realizzato Blow Up, pochi anni dopo le prime conquiste della Nouvelle Vague francese. Si tratta di un film scarno e ridotto all'osso, in cui è la tematica stessa a portare avanti la narrazione, in cui già fotografia e dialoghi denunciano l'intenzione di essere un film "complesso", diremmo quasi "d'autore".
Fight Club è prodotto, al contrario, pienamente Hollywoodiano, con fotografia, personaggi, storia, decisamente "accattivanti". Tuttavia, sotto questo aspetto commerciale, vengono sviluppate tecniche e temi in un modo che ha ben poco da invidiare al film di Bergman ed anzi, la filiazione è resa esplicita proprio da alcune citazioni che Fincher fa di Persona.

LE CITAZIONI ED IL CINEMA COME FINZIONE
Bergman volle inserire nel suo film dei segnali che ne denunciassero l'illusione, la finzione. Si trattava di un procedimento che facesse capire allo spettatore di avere a che fare con situazioni fittizie, inventate (non più cinema come mimesi del reale, quindi, ma come realtà alternativa tout-court).
In secondo luogo far "sentire" la finzione mediante procedimenti non solo narrativi ma anche puramente tecnici, spostava l'attenzione dello spettatore da ciò che veniva raccontato a come la storia veniva raccontata, ovvero agli espedienti tecnici che il regista adottava per raccontare.
Ecco perché in Persona, in un momento di particolare tensione emotiva, la pellicola va a fuoco, mediante un effetto speciale; oggi non è più possibile, come insegna anche "Nuovo Cinema Paradiso", ma nel 1966 era un evento che si poteva verificare.
Analogamente in Fight Club, quando Tyler Durden, guardando in camera (e rivolgendosi direttamente al pubblico, così come fa Belmondo in "Fino all'ultimo respiro") pronuncia la frase "siete solo la canticchiante e danzante merda dell'universo", la pellicola sembra uscire dalle sue guide. In entrambi i casi siamo di fronte ad una denuncia della finzione, mediante un effetto speciale che ha che fare con la pellicola.
Ma questo non basterebbe tuttavia a dimostrare che Fight Club cita Persona.
Sappiamo che Durden, in uno dei suoi molti lavori notturni, lavora in un cinema; allo spettatore viene anche spiegato cosa sono le "bruciature di sigaretta" (ulteriore inevitabile denuncia di finzione) ma soprattutto veniamo a sapere che il buon Durden si diletta ad inserire messaggi subliminali nei film che proietta, come peni in erezione che, comparendo il tempo di uno o due fotogrammi, vengono registrati a livello inconscio e non a livello consapevole.
Ed è per questo che Brad Pitt compare abbracciato al medico (per ben 2 volte ma sempre il tempo di pochi fotogrammi) quando questi consiglia al protagonista di fare attività fisica.
Inoltre in chiusura di film, appena prima dei titoli di coda, compare un pene in erezione.
Fincher si diletta in quella che sembra, a prima vista, una trovata spiritosa, se non che, nella serie di immagini che scorrono ad inizio di Persona, ci sia proprio anche un membro maschile.
Denuncia dello statuto della narrazione, citazione, espedienti tecnici.
Ecco dove e come Fincher è debitore di Bergman, ma non solo: alla base di entrambi i film, infatti, sta il tema della personalità, dell'identificazione, dello sdoppiamento.

IDENTIFICAZIONE, SDOPPIAMENTO
Il tema comune fra i due film è proprio questo: in Persona assistiamo all'identificazione fra la paziente e la sua infermiera Alma, in Fight Club è il protagonista a "sdoppiarsi", istituendo il Fight Club combattendo contro il suo alter ego (in definitiva se stesso).
In Persona il legame che si viene a creare fra le due donne è favorito dall'ambiente: le due si trovano su di un'isola deserta, senza stimoli né contatti con l'esterno, durante le lunghe notti Alma si confida con la sua muta interlocutrice, per la prima volta aprendosi con qualcuno su temi non semplici (anche in Fight Club, nel primo incontro, sull'aereo, il protagonista si lamenta del fatto che la gente ascolti aspettando semplicemente il proprio turno per parlare).
La stessa attrice ha smesso di parlare durante una rappresentazione teatrale: il suo silenzio è il rifiuto di essere qualcun altro nella vita di tutti i giorni, il rifiuto di mettere quotidianamente in scena una rappresentazione di se.
Persona in greco è proprio questo: la maschera dell'attore. Da lì deriva il termine "personalità". Ci sarebbe molto da riflettere solo su questo.
E ci sarebbe molto da riflettere riguardo alla complessità di due film che mettono in scena proprio la crisi di una personalità (una "personalità" o una "Persona"?).
Ma come si presenta il protagonista di Fight Club?
Il film si apre sulla ricerca di un luogo in cui comunicare, (le riunioni fra alcoolisti, eccetera), anche se detta comunicazione è ridotta a mero sfogo e non implica la reciproca conoscenza fra i partecipanti e quindi un reale interessamento; quando il protagonista riconosce Marla si sente scoperto. Lei si comporta nel suo stesso modo, lui si rende conto del fatto che entrambi sono accomunati dallo stesso bisogno, e diviene aggressivo perché, paradossalmente, non ha bisogno di qualcuno che lo possa capire, ma soltanto di qualcuno che lo ascolti.
Sullo sfondo della metropoli che diviene luogo di alienazione, non solo mentale e psicologica, ma anche reale, le future conoscenze del protagonista (anche con il suo alter ego, la sua maschera vincente) passeranno inevitabilmente attraverso la lotta, lo scontro fisico come momento imprescindibile. In qualche modo anche il combattere a mani nude riporta verso un mondo non ancora disciplinato e complesso, verso un rapporto non ordinato, primordiale, sincero: il "fare a pugni" è semplicemente simbolo di questo.
Ancora una considerazione.
In Persona il segno predominante è il vuoto, il silenzio.
Fight Club sembra procedere senza pause, senza vuoti. Né di narrazione, né di dialogo, né di paesaggi. In Persona assistiamo all'identificazione di due donne, unite da un'intima comprensione, dalla condivisione di un dolore. In Fight club abbiamo lo sdoppiamento della personalità di un uomo. Due strade apparentemente divergenti, opposte.
Eppure…

JP