La storia del cinema è una storia all'insegna della duplicità.
In origine, il cinematografo, fu un sistema di RIPRODUZIONE della realtà.
Il rapporto fra l'oggetto riprodotto e l'oggetto riproducente era però destinato a complicarsi maledettamente, a moltiplicarsi in un infinito gioco di specchi, al punto tale che è divenuto quasi impossibile, ormai, distinguere cosa sia realtà e cosa finzione.
Realtà e finzione.
Riproduzione e rappresentazione.
L'attimo in cui la pellicola si impressiona e l'eternità a cui tale pellicola è consegnata.
Nella dialettica fra questi opposti contrastanti, risiede la grandezza del cinema, in un' ulteriore, cerebrale, proiezione della dialettica fra le basi fisiche su cui si fonda: il bianco ed il nero, il negativo ed il suo positivo.
Una storia di elementi che non possono se non coesistere che, anzi, non esisterebbero senza il loro complemento-contrario.
Oggetti e modi di rappresentare in continua evoluzione che trovano significato proprio grazie al loro essere continuamente rovesciati e rimessi in discussione.
Ed ecco il perché della nostra scelta: duplicità affrontata non solo come tema, ma anche come sistema di indagine.
Confrontare, accostare film, autori, mondi all'apparenza distanti ed incompatibili fra loro significa camminare senza punti di riferimento; ma intraprendere nuove vie non è che un modo per portare avanti la ricerca (il rischio di fallire e farsi male)
Non esistono percorsi certi in un labirinto di specchi.