Si lo so, è un po' come ripetere qualcosa di arcinoto, ma è sempre meglio ricordarsi il debito che ha il cinema nei confronti della fotografia.
In principio era la fotografia, poi si scoprì un modo per animarla e nacque il cinema.
Animarla ovviamente in senso cinetico.
Quante volte questo rapporto è stato reso in termini espliciti? Moltissime.
Partendo da "La finestra sul cortile", in cui abilmente Hitchock omaggia il cinema mediante le continue inquadrature attraverso il teleobiettivo e le finestre degli appartamenti (e nel finale trasformando persino la macchina fotografica in un'arma!), passando per Blow-up, in cui vengono minate le basi stesse del supporto cinematografico, il rapporto fra ciò che si vede e ciò che si mostra; ed ancora, come dimenticare i paparazzi Felliniani, la meravigliosa sequenza del filo rosso da "il ventre dell'architetto", o ancora il protagonista di Memento, costretto a fotografare per avere un qualche tipo di memoria, il fotografo-voyeur di "A snake of June", e ancora Elephant, in cui un ragazzino-fotografo fa alcune istantanee prima del massacro: niente di molto diverso da quello che fa lo stesso Gus Van Sant.
I due film che mi appresto a comparare sono entrambi un esempio di come due grandi registi hanno sfruttato in maniera creativa la fotografia e più precisamente la figura di un fotografo, all'interno di un loro film.
I due film sono "Blow-up" di Michelangelo Antonioni ed "A snake of june" di Shinya Tsukamoto.
LA FOTOGRAFIA
Innanzi tutto una considerazione sulla "fotografia" di entrambi i film, il look, insomma.
Blow-up è il secondo film a colori di Antonioni (Il primo è Deserto Rosso) ed il primo del regista italiano prodotto all'estero, più precisamente a Londra.
Il look di questo film infatti sembra segnare un passo indietro del regista rispetto alla scelta radicale de "Il deserto rosso", in cui i colori appaiono saturati e slavati al tempo stesso, volti a ferire lo spettatore con la loro ruvidezza.
Blow up è piuttosto in linea con i prodotti delle major di quel tempo.
Questo si può spiegare in due modi: il primo è che il film è in effetti prodotto da una major, il secondo è che evidentemente Antonioni ha deciso di tranquillizzare lo spettatore dal punto di vista visivo per destabilizzarlo ulteriormente mediante il meccanismo della trama.
Passiamo ora alla fotografia di "A snake of June", un bianco e nero virato al blu (un colore freddo, dunque) e lievemente sfumato, che contrasta con la ruvidezza degli eventi e della materia trattata, che sembra proiettare il realismo in un'atmosfera onirica ed allucinata.
In entrambi i film, quindi (ma questo accade nel 99% dei casi) la scelta di un certo tipo di fotografia corrisponde ad una precisa scelta estetica.
LE FOTOGRAFIE
Come e quando intervengono le fotografie in questi due film?
Notissima è la vicenda di Blow-up: un fotografo scatta alcune foto ad una donna in un parco e si accorge di aver ripreso un delitto.
O almeno così crede, poichè le immagini appaiono confuse e sgranate a causa dei troppi ingrandimenti, ed è impossibile per protagonista e spettatore avere una certezza assoluta.
Per la prima volta un regista si interroga sull'effettivo rapporto obiettività-finzione-immaginazione che sussiste fra la realtà ed il cinema. E la sua posizione è al tempo stesso radicale ed ambigua: grazie al cinema possiamo vedere qualcosa di più? Si, ma quello che vediamo può essere ingannevole o finto, o semplicemente immaginato. Mi preme inoltre sottolineare che, in questo caso, non è tanto il fotografo ad essere invasivo rispetto all'oggetto fotografato, piuttosto si può dire che il contenuto (le "prove" di un omicidio) eserciti una attrazione fatale nei confronti del protagonista.
L'esatto contrario accade invece in "A snake of June", in cui la normale vita di una coppia, viene sconvolta grazie ad un terzo elemento (il fotografo voyeur) che ne svela, e distrugge, proprio la normalità.
E' il protagonista (tra l'altro interpretato dallo stesso Tsukamoto) a servirsi consapevolmente di questo mezzo per mostrare la realtà secondo un altro punto di vista.
La posizione è simile a quella di blow-up, ma è l'intenzione ad essere differente: qui non si tratta di un evento casuale, piuttosto di un'intrusione del fotografo, una violenta irruzione, ma pur sempre consapevole.
Per capire ancora meglio la differenza sostanziale fra le due scelte, basti pensare al ruolo dei due fotografi nei due rispettivi film: in Blow-up Thomas è il protagonista, spia il mondo con la sua fotocamera e noi lo seguiamo. Thomas è sempre al centro dell'azione, il suo occhio, l'occhio del regista, il nostro occhio divengono il mezzo per esplorare il mondo. Il film poi si interroga se questo strumento possa essere efficace o meno.
In "A snake of June" al contrario, il fotografo non è il personaggio su cui si costruisce la trama. Gli eventi sono centrali, attorno gravita la figura del fotografo, che interviene, attraverso le fotografie, a spiare e modificare ciò che accade. I personaggi appaiono isolati da tutto, avvolti, come sottolinea la simbolica della pioggia, ma tuttavia non protetti.
I FOTOGRAFI
E' chiaro dunque che se dietro le figure dei due fotografi si celano i due registi Antonioni e Tsukamoto, attraverso questi due film essi stanno interrogandosi e dando la loro interpretazione riguardo al significato del cinema rispetto alla realtà.
Per Antonioni il cinema è un mezzo per esplorare la realtà, uno strumento potente perchè permette di capire anche di più di quello che si potrebbe "a occhio nudo", di inglobare e testimoniare elementi che solo in un secondo tempo possono essere analizzati e capiti, ma uno strumento a doppio taglio perchè molto meno obiettivo di quello che si potrebbe credere.
Per Tsukamoto il cinema è come un bisturi per sezionare il mondo, rivoltandolo, rivoluzionandolo, giocando continuamente, mostrandone la bellezza nascosta ed i deliri più atroci, svelando le contraddizioni della società moderna.
Le posizioni sembrano coincidere, ma c'è una differenza sostanziale: per Antonioni il ruolo del cinema, pur con i limiti evidenziati, è comunque centrale, il suo film rispecchia lo scoramento dell'artista affascinato e turbato dal mondo; al contrario per il regista Giapponese si tratta di un elemento "accessorio" (e non a caso Tsukamoto è divenuto famoso per i suoi film cyberpunk, in cui elementi organici ed inorganici si integravano) ma con una forza incredibile e devastatrice.
JP